Il progetto
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Educare alla Gentilezza nasce da un bisogno che ho incontrato prima dentro di me e poi, ogni giorno, nel mondo attorno a me. Un bisogno alimentato da domande che mi accompagnano da anni: perché continuiamo a ferirci proprio nelle relazioni che dovrebbero farci crescere? Perché, pur amando i nostri figli, continuiamo a trasmettere loro vergogna, paura e senso di inadeguatezza?
Ma soprattutto… perché continuiamo a cercare il cambiamento nei bambini, senza chiederci cosa stiamo insegnando loro attraverso il nostro modo di stare in relazione?
Il modo in cui trattiamo un bambino oggi diventerà il modo in cui quel bambino imparerà a trattare sé stesso, gli altri e il mondo.
Per molti anni mi sono chiesta come fosse possibile desiderare bambini empatici, sereni e rispettosi e, allo stesso tempo, continuare a educarli attraverso il giudizio, la vergogna, il confronto e la paura.
Ancora oggi viviamo in una società in cui si continua a portare avanti una pedagogia dal sapore antico, come le lasagne che “a casa mia si sono sempre cucinate così”, con la ricetta della bisnonna. Una volta i bambini dovevano obbedire, ci voleva controllo e disciplina, ma troppo spesso anche oggi, il bambino viene considerato un disturbatore da correggere e non una piccola persona da conoscere e ascoltare.
Si parla molto di educazione e molto meno si parla di quella che considero una delle competenze più importanti per la vita: la gentilezza.

Per fortuna, con un disegno possiamo raccoglierne quanti ne vogliamo.
Come si può parlare di educazione, senza parlare di gentilezza?
E non stiamo parlando di una gentilezza di facciata, la cosiddetta buona educazione fatta soltanto di “grazie”, “scusa”, “prego” e “per favore”. E non stiamo nemmeno parlando di una gentilezza che pretende obbedienza e scompare nel momento in cui un bambino non si comporta come desideriamo. La gentilezza non può dipendere dal comportamento di un bambino, non può essere un premio concesso soltanto quando un bambino è fermo e silenzioso. (La vita non si ferma mai!)
Parlo di una gentilezza autentica, che non umilia, non giudica, non accusa e non mette continuamente le persone a confronto.
La gentilezza non fa guerre e non tira sberle.
Non parla male degli altri e non ha bisogno di schiacciare qualcuno per sentirsi più forte.
La gentilezza è una competenza! Ed è il terreno sul quale possono crescere tutte le altre competenze umane.
Educare alla Gentilezza vuole contribuire a un vero e proprio cambiamento culturale!
Crediamo che la gentilezza non sia una semplice qualità caratteriale, ma una competenza psicologica fondamentale, che dovrebbe essere coltivata fin dall’infanzia, insegnata a scuola e accompagnarci per tutta la vita. Come lavarsi i denti!
Per questo il progetto non si rivolge soltanto ai bambini. Si rivolge agli adulti, alle famiglie, alle scuole, agli educatori, agli psicologi, alle università, alle aziende… insomma, a chiunque desideri costruire relazioni più consapevoli.
Già! Ogni relazione è un luogo educativo e ogni parola può lasciare una traccia.
Perché c’è una grande contraddizione che mi piacerebbe provare a superare.
Chiediamo rispetto ai bambini, ma troppo spesso non li rispettiamo; chiediamo loro di essere gentili, mentre noi comunichiamo con rabbia; chiediamo sincerità, ma facciamo fatica a mostrare davvero la faccia delle nostre debolezze; chiediamo autocontrollo, mentre siamo noi i primi a perderlo.
Eppure i bambini imparano molto più da ciò che vivono che da ciò che diciamo loro. E ciò che vivono entrerà a far parte del loro bagaglio di vita che si porteranno dietro per le strade del mondo.
Oggi sono una psicologa, ma prima ancora sono una mamma, una donna e una bambina ipersensibile.
Per molti anni ho bistrattato la mia sensibilità, provato a nasconderla, mi sono messa da parte e mi sono trattata con i guanti… chiodati. Avevo imparato a essere educata e gentile con gli altri, ma non avevo imparato a riconoscere i miei limiti e a difendere mia sensibilità. Pensavo appunto, che essere gentili significasse lasciare agli altri la possibilità di fare quasi tutto, anche quando qualcosa mi feriva.
Nessuno mi aveva mostrato che il rispetto degli altri non può esistere senza il rispetto di sé!

La sensibilità, l’empatia e l’amore possono crescere soltanto quando trovano un terreno capace di nutrirli. E quel terreno, per me, è la gentilezza.
Educare alla Gentilezza nasce per aiutare bambini e adulti a costruire relazioni nelle quali le emozioni non vengano punite, ma mostrate e accolte.
È questo il mondo che immaginiamo
Educare alla Gentilezza mette al centro:
l’ascolto, perché ogni comportamento racconta qualcosa;
il rispetto, che riguarda contemporaneamente sé stessi e gli altri;
la sensibilità, come super potere da custodire e proteggere;
l’empatia, che ci permette di incontrare l’esperienza dell’altro;
i confini, perché essere gentili non significa annullarsi;
la responsabilità adulta, perché il cambiamento educativo comincia da ciò che noi adulti siamo disposti a mettere in discussione;
la relazione, perché è dentro le relazioni che i bambini imparano chi sono e quanto valore hanno.
La gentilezza non cambierà il mondo in un giorno. Ma ogni relazione vissuta con gentilezza può cambiare il mondo di qualcuno.
Ed è da lì che vogliamo partire.
